Oltre la Bellezza

Il culto della bellezza è sempre esistito e ciascuna civiltà ha dettato i suoi canoni estetici. Già 3500 anni prima di Cristo, gli Egizi importavano dall’Oriente oli essenziali e minerali utili alla produzione di unguenti e profumi.

Oggi la bellezza è senz’altro un valore, che quando si possiede si coltiva e quando non si ha si costruisce. Chi non ha un corpo abbastanza bello e armonioso può rimediare con la chirurgia estetica che, in alcuni contesti e raggiunta una certa età, è diventata quasi d’obbligo. Per stare al passo coi tempi bisogna considerare il botulino, non più come pericolosa tossina, ma come un amico, come elisir di bellezza e gioventù. Si ricorre in misura sempre crescente alla chirurgia estetica al punto da richiedere un seno o un naso nuovo magari come regalo di compleanno. Lo svantaggio della chirurgia estetica è che ci offre una bellezza “standard” che ci rende tutti uguali e nasconde le nostre caratteristiche distintive belle o brutte che siano e finisce per distorcere il nostro aspetto naturale. Il vantaggio è che andare dallo stesso chirurgo plastico di una nota attrice ci garantisce di somigliare un po’ a lei…

Ormai la bellezza non è prerogativa solo femminile e la chirurgia estetica spopola anche tra gli uomini. Gli impianti di silicone nei polpacci o nei glutei, piuttosto che gli interventi per gonfiare i pettorali sono oggi molto richiesti, e cresce anche l’offerta di prodotti di bellezza dedicati al “sesso forte”.

La civiltà occidentale è incentrata sull’apparenza e così diventa un business promettere bellezza. La televisione porta direttamente nelle nostre case donne bellissime e uomini prestanti che diventano i nostri modelli. Pare che non si possa prescindere da una bella ragazza neanche per vendere dei barattoli di pittura.

La bellezza è vissuta a volte come scorciatoia per il successo, come se alle belle fosse concesso di raggiungere la ricchezza subito e senza fatica, magari sposando un calciatore o sgambettando in tv e le brutte fossero condannate a guadagnarsi faticosamente il raggiungimento dei propri obiettivi.

Il culto di una bellezza “standard” a tutti i costi non lascia spazio a divagazioni. Nell’adolescenza quando il corpo cambia velocemente e la personalità non è ancora del tutto delineata, si cercano dei modelli da seguire e se si trovano esclusivamente nella bellezza e nella magrezza a tutti i costi, si rischia di perdere di vista i valori alternativi e importanti come l’intelligenza e la cultura. Il confronto costante con i modelli proposti, a volte così difficili da raggiungere, mina l’autostima degli adolescenti che rischiano di crescere insicuri e sempre insoddisfatti.

Da recenti ricerche è emerso che non sono più solo le adolescenti a voler essere a tutti i costi belle e magre; ora il problema riguarda anche le bambine di 6 anni che dichiarano di non essere soddisfatte del proprio aspetto fisico e di voler essere più magre. L’età di insorgenza dell’anoressia si abbassa progressivamente e oggi riguarda sempre più spesso bambine di 8-10 anni che già ambiscono al fascino delle forme esteriori. Il nostro è un mondo in velocissima evoluzione e se non troviamo il modo di offrire ai giovani dei modelli alternativi, rischiamo di ritrovarci con generazioni di ragazze il cui unico e più alto obiettivo sarà quello di essere o diventare belle e magre.

Rincorriamo la bellezza passando ore in palestra e seguendo diete ferree. Il rischio è che un corpo bello fino alla perfezione possa diventare un contenitore vuoto. La cura eccessiva del corpo può diventare un’ossessione che ci occupa la maggior parte del tempo e dei pensieri. In alcuni casi può limitare i rapporti interpersonali, riducendo le occasioni di incontro. In altri casi è un modo per sentirci più sicuri e sperare che le persone si soffermino solo sul nostro aspetto esteriore senza entrare troppo in profondità, dove potrebbero scoprire vecchie sofferenze e insicurezze. Se non abbiamo abbastanza fiducia nella possibilità di essere amati così come siamo, possiamo credere che lo saremo solo diventando belli. Una qualsiasi nostra imperfezione fisica potrà risvegliare la nostra paura di essere abbandonati per non essere perfetti. Ci si ammala di perfezionismo e questo ci rende potenzialmente sempre frustrati e insicuri.

La bellezza è percepibile con gli occhi e risponde a canoni oggettivi, ma una bellezza solo esteriore senza fascino è come un bel manichino in una costosa boutique. Se guardiamo oltre la bellezza, scopriamo il fascino della personalità che rende ognuno di noi unico. Il fascino porta in sé tutta la forza dell’irrazionale e della magia che sconvolge i canoni di valutazione oggettiva e arriva non solo agli occhi ma al cuore e alla mente. E’ la personalità che costruisce il fascino di una persona; l’intelligenza e la sicurezza di sé che si manifestano con i gesti, gli sguardi, le parole e i sorrisi; la capacità di comprendere gli altri, di mettersi in discussione, di ascoltare e arricchire l’esperienza altrui. Una persona affascinante è una persona sicura di sé, delle sue capacità e della sua bellezza sia esteriore sia interiore. Il fascino è anche mistero. Oggi prediligiamo la bellezza esposta e in alcuni casi ostentata che non lascia spazio all’immaginazione. Le civiltà orientali in qualche misura hanno conservato il valore del fascino e includono questo aspetto nei loro canoni estetici. L’aspetto positivo è che non essendo una dote oggettiva, come la bellezza, tutti possono acquisirla. Il segreto è occuparci della nostra interiorità, conoscere e valorizzare le nostre risorse, arricchirci di esperienze costruttive e migliorare la nostra autostima. Sentirci sicuri di poter piacere ci aiuta a diventare più “belli” pur nella consapevolezza di non essere perfetti. L’allegria, la simpatia, la leggerezza ci rendono affascinanti e il fascino cancella i nostri limiti fisici.

L’obiettivo è piacere a noi stessi. Quando amiamo qualcuno, impariamo ad apprezzare anche i suoi difetti. E’ così che dovrebbe essere anche per noi stessi. Dovremmo imparare ad amare il nostro naso non proprio alla francese, il nostro sorriso non proprio perfetto e le nostre maniglie dell’amore, perché fanno parte di noi e ci caratterizzano. D’altra parte,

il nostro corpo è la prima cosa che mostriamo di noi e se c’è qualcosa che proprio non ci piace, allora va bene anche cercare di cambiarlo. Se un naso importante ci mette a disagio tra la gente, rendendoci impacciati e poco seducenti, ridurre il problema può significare ritrovare sicurezza nelle nostre possibilità di piacere agli altri.

Una canzone di Carmen Consoli recita: “certe volte l’importante è vedersi più belli quanto basta per sentire che il mondo è vicino e non è perfetto”. Per me significa che quando attraversiamo periodi difficili e di cambiamento è importante continuare a volersi bene, a voler bene sia il nostro corpo sia la nostra anima per sentirci più in pace con noi stessi e con il mondo.

Il ritratto di Dorian Gray, eccellente capolavoro di Oscar Wilde, è una vera e propria celebrazione del culto della bellezza. Dorian è un ragazzo particolarmente bello, il quale viene dipinto in un quadro dal pittore Basil. Nello studio del pittore incontra Lord Wotton il quale gli dice:

“Avete un volto meraviglioso, signor Gray […]. E la bellezza […] è una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole, o come la primavera, o il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia d’argento che chiamano luna. Su di essa non si può discutere: ha un diritto divino alla sovranità, rende principi coloro che la possiedono. Sorridete? Non sorriderete quando l’avrete perduta […]. Per me la bellezza è la meraviglia sovrana. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze […] Sì, signor Gray, gli dei sono stati benigni con voi, ma gli dei non indugiano a riprendersi quello che danno. Avete solo pochi anni per vivere realmente, perfettamente e pienamente. Quando la gioventù vi abbandonerà, la bellezza si affretterà a seguirla, e allora vi accorgerete a un tratto che non vi sono più trionfi per voi o dovrete contentarvi di quei mediocri trionfi che il ricordo del vostro passato renderà amari più che disfatte […]”.

Dorian esprime il desiderio che il dipinto possa portare al suo posto i segni del passare del tempo, in modo che la sua bellezza si possa mantenere per sempre intatta. Il suo desiderio si realizza, ma Dorian, dedito esclusivamente all’esteriorità, compie nequizie d’ogni genere, culminanti nell’omicidio del pittore Basil. Non sopportando più di scorgere nel quadro il ghigno maligno della sua dissolutezza, decide di disfarsene e pugnala la tela, cadendo a terra morto. Distruggendo il quadro, Dorian pone fine all’altra parte inseparabile di sé, e quindi anche alla sua stessa vita, ricongiungendosi con la sua anima abietta e maligna.