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Le chiavi del successo

 

Che cos’è il successo? La parola successo per alcuni è evocativa di fama e profitto, ma in generale si riferisce al raggiungimento dei sogni e delle ambizioni di una persona.

 

I mass media trasmettono continuamente pubblicità di oggetti sempre più costosi, come la macchina di lusso e la vacanza esclusiva, facendo a volte immaginare la realizzazione economica come unico obiettivo possibile. Persone senza particolare talento che raggiungono la fama mediatica diventano per alcuni degli esempi da imitare. Se la ricchezza diventa valore condiviso e sinonimo di successo, corriamo il rischio di considerarla come un nostro obiettivo. Ma la parola successo non è sinonimo di fama e ricchezza, si riferisce al raggiungimento degli obiettivi personali e delle ambizioni di una persona, qualunque esse siano, ossia ci si riferisce all'autorealizzazione.

Per ciascuno, quindi, raggiungere il successo vorrà dire cose diverse: costruire una famiglia unita, diventare manager di una grande azienda, diventare famosi, aprire un bar su una spiaggia tropicale o comprare una bellissima isola privata nell’oceano indiano. Qualunque sia il nostro obiettivo, se raggiunto, ci regalerà soddisfazione e felicità.

Il primo segreto per raggiungere il successo è avere le idee chiare. Molte persone vivono ogni giorno senza sapere veramente cosa vogliono, cosa desiderano e per questo non concretizzano nessun sogno. Kahlil Gibran dice: “Non c’è desiderio ardente che rimanga inappagato”.

Ci sono uomini che non scelgono nella vita, perché hanno tremendamente paura di fallire, di mettersi in gioco e si aggrappano a quello che spesso gli altri hanno scelto per loro. Restano così dove sono pur lamentandosi. Costoro restano spettatori della propria vita e lasciano che qualcun altro sia attore della vita che hanno sempre sognato. Il paradosso è che non hanno soltanto paura di perdere, ma anche di vincere, perché le scelte implicano delle responsabilità. Questo comporta l’impossibilità di raggiungere il successo personale, non perché mancano le potenzialità necessarie, ma perché si resta in balìa delle onde senza mai stabilire una destinazione. Bisogna scegliere e rischiare per raggiungere i nostri obiettivi.

Fermiamoci a pensare cosa vogliamo davvero, cosa davvero ci farebbe sentire appagati e soddisfatti, senza lasciarci condizionare dagli obiettivi degli altri, dai desideri delle persone a noi più care, dai condizionamenti esterni e dai consigli circa la maggiore fattibilità o appetibilità di una cosa piuttosto di un’altra. Non lasciamoci bloccare dalle insicurezze e dai disagi che a volte scandiscono il nostro tempo, assorbono le nostre energie e non ci permettono di guardare oltre e di riflettere sui nostri obiettivi.

Per essere sicuri che gli obiettivi scelti siano davvero quelli importanti per noi, chiediamoci: “perché voglio raggiungerlo? Perché è importante per me?”, se non riusciamo a dare una risposta, allora è meglio cambiare idea.

Se abbiamo capito cosa vogliamo sul serio, siamo già a metà strada. Il resto del cammino sarà impegnativo, a volte difficile, ma se saremo sicuri della meta e saremo in buona compagnia, riusciremo a goderci anche il viaggio.

Il prossimo passo è trasformare i desideri in obiettivi concreti: se restano vaghi non potranno mai realizzarsi. Spesso è proprio la mancanza di concretezza negli obiettivi che ci impedisce di raggiungerli. Non basta dire “voglio essere felice”, bisogna chiedersi cosa significa per noi essere felici e stabilire degli obiettivi il cui raggiungimento può portarci alla felicità. In altre parole, per raggiungere il successo dobbiamo sapere dove vogliamo arrivare. “Se vuoi raggiungere il tuo obiettivo devi vedere la meta nella mente prima di poter davvero conseguire l’obiettivo” (Zig Ziglar).

Inoltre, è importante pianificare la strada da percorrere e i tempi necessari per raggiungere la meta prima di partire. Per arrivare al nostro obiettivo potrebbero esserci più percorsi possibili, e non necessariamente uno sarà migliore di un altro. Nella scelta dobbiamo considerare sia le nostre capacità sia le caratteristiche del percorso e scegliere quello più adatto e praticabile per noi.

Una volta scelti obiettivi concreti, è necessario avere fiducia nelle nostre capacità, perchè se neanche noi crediamo in noi stessi, chi ci crederà? L’autostima è importante anche nella fase di scelta degli obiettivi, infatti, se non crediamo abbastanza nelle nostre possibilità, avremo timore anche ad immaginare quello che davvero desideriamo.

Quante volte ci siamo sentiti dire: "questa cosa non si può fare. È impossibile!”. Troveremo sempre persone che tenteranno di farci cambiare idea. Non lasciamoci ingannare e scoraggiare. Spesso quando non si riesce in qualcosa, oppure  si ha troppa paura per provarci, si pensa che sia impossibile…ma tutto è relativo. Ad esempio, io certamente vi direi che è impossibile correre i 1500 metri in 4 minuti, perché non ci riuscirei, ma per una campionessa olimpica è un gioco da ragazzi!

Bisogna essere ottimisti e non scoraggiarsi di fronte alle prime avversità. È inutile vivere nella speranza di non trovare ostacoli lungo il cammino, bisogna solo sapere cosa fare quando li incontreremo, valutare il problema e gli elementi a nostra disposizione e pianificare le strategie migliori per superare le difficoltà. Non abbandoniamo i nostri progetti alle prime avversità dicendo a noi stessi che in fondo ci abbiamo provato, sarebbe un peccato! Bisogna essere motivati e perseveranti.

Comunicare le proprie idee e progetti in modo chiaro, efficace ed empatico, sicuramente ci aiuterà a trovare alleati lungo il nostro cammino. Dire le cose nel modo giusto quasi sempre fa la differenza. Il modo di comunicare è importante. Quante volte ci capita di non essere d’accordo con qualcuno non tanto per quello che dice ma per il modo in cui lo dice. Bisogna essere convincenti e credere nelle proprie idee e nei propri obiettivi per poter trasmettere anche agli altri il nostro entusiasmo. Troveremo in questo modo persone disposte a scommettere su di noi, a sostenerci lungo il cammino e a spianarci la strada verso il nostro successo.

Purtroppo non basta volere per potere, ma è necessario agire. Platone dice che: “Il destino non viene da lontano. Cresce dentro ciascuno di noi”. Questo significa che non si può decidere cosa volere e aspettare che i risultati piovano dal cielo. Non si può aspettare che gli altri lavorino per noi, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare duro per conquistare quello che vogliamo. La bravura, l’impegno e la perseveranza prima o poi verranno riconosciuti e premiati.

In ultimo per raggiungere il successo non guasta un po’ di creatività. Non è necessario inventare strumenti sensazionali, bisogna solo essere capaci di guardare le cose con occhi diversi, cambiare prospettiva e riuscire a proporre idee nuove che possano essere apprezzate dagli altri.

In conclusione la ricetta per raggiungere il successo è semplice: scelta di obiettivi concreti, fiducia in se stessi, ottimismo, comunicazione efficace, azione e un pizzico di creatività.

In bocca al lupo!

Un uomo d'affari americano era sul pontile di un piccolo villaggio di mare messicano quando vide attraccare una piccola barca con un pescatore a bordo.

Nella barca c’erano grandi tonni. L'americano fece i complimenti al pescatore e gli chiese quanto tempo avesse impiegato per prenderli.

Il messicano rispose: "Pochissimo". Allora l'americano chiese: "Perché non è rimasto fuori più lungo per pescare più pesci?"

Il messicano rispose che bastavano per soddisfare le esigenze della sua famiglia. L'americano chiese: "Ma che fa con il resto del suo tempo?"

"Dormo fino a tardi, gioco con i miei bambini, faccio una siesta con mia moglie, vado al villaggio dove bevo vino, suono la chitarra con i miei amigos; ho una vita intensa e complicata, senor".

"Io sono laureato ad Harvard e posso aiutarla. Dovrebbe passare più tempo a pescare e con il ricavato comprare una barca più grande, poi potrebbe comprare più barche, alla fine avrebbe una flotta. Dovrebbe lasciare questo villaggio, spostarsi a Mexico City, e poi a New York dove dirigerebbe la sua impresa in espansione".

Il pescatore chiese: "Ma senor, quanto tempo ci vuole per tutto questo?" L’americano rispose: "15-20 anni". "E dopo, senor?".

L’americano sorrise e disse: "Venderà tutto e diventerà miliardario". "Miliardario, senor? E poi?".

"Andrà in pensione in un piccolo villaggio di pescatori dove potrà dormire fino a tardi, giocare con i bambini, fare una siesta con sua moglie, andare al villaggio per bere vino e suonare la chitarra con i suoi amigos…"

Questo breve racconto circola in internet senza che se ne conosca più l’origine e l’autore, ma può farci riflettere sul significato che ciascuno di noi dà alla parola successo e sul fatto che a volte, a guardar bene, abbiamo già tutto quello che ci serve per vivere una vita di successo.

OLTRE LA BELLEZZA

 

Il culto della bellezza è sempre esistito e ciascuna civiltà ha dettato i suoi canoni estetici. Già 3500 anni prima di Cristo, gli Egizi importavano dall’Oriente oli essenziali e minerali utili alla produzione di unguenti e profumi.

Oggi la bellezza è senz’altro un valore, che quando si possiede si coltiva e quando non si ha si costruisce. Chi non ha un corpo abbastanza bello e armonioso può rimediare con la chirurgia estetica che, in alcuni contesti e raggiunta una certa età, è diventata quasi d’obbligo. Per stare al passo coi tempi bisogna considerare il botulino, non più come pericolosa tossina, ma come un amico, come elisir di bellezza e gioventù. Si ricorre in misura sempre crescente alla chirurgia estetica al punto da richiedere un seno o un naso nuovo magari come regalo di compleanno. Lo svantaggio della chirurgia estetica è che ci offre una bellezza “standard” che ci rende tutti uguali e nasconde le nostre caratteristiche distintive belle o brutte che siano e finisce per distorcere il nostro aspetto naturale. Il vantaggio è che andare dallo stesso chirurgo plastico di una nota attrice ci garantisce di somigliare un po’ a lei…

Ormai la bellezza non è prerogativa solo femminile e la chirurgia estetica spopola anche tra gli uomini. Gli impianti di silicone nei polpacci o nei glutei, piuttosto che gli interventi per gonfiare i pettorali sono oggi molto richiesti, e cresce anche l’offerta di prodotti di bellezza dedicati al “sesso forte”.

La civiltà occidentale è incentrata sull’apparenza e così diventa un business promettere bellezza. La televisione porta direttamente nelle nostre case donne bellissime e uomini prestanti che diventano i nostri modelli. Pare che non si possa prescindere da una bella ragazza neanche per vendere dei barattoli di pittura.

La bellezza è vissuta a volte come scorciatoia per il successo, come se alle belle fosse concesso di raggiungere la ricchezza subito e senza fatica, magari sposando un calciatore o sgambettando in tv e le brutte fossero condannate a guadagnarsi faticosamente il raggiungimento dei propri obiettivi.

Il culto di una bellezza “standard” a tutti i costi non lascia spazio a divagazioni. Nell’adolescenza quando il corpo cambia velocemente e la personalità non è ancora del tutto delineata, si cercano dei modelli da seguire e se si trovano esclusivamente nella bellezza e nella magrezza a tutti i costi, si rischia di perdere di vista i valori alternativi e importanti come l’intelligenza e la cultura. Il confronto costante con i modelli proposti, a volte così difficili da raggiungere, mina l’autostima degli adolescenti che rischiano di crescere insicuri e sempre insoddisfatti.

Da recenti ricerche è emerso che non sono più solo le adolescenti a voler essere a tutti i costi belle e magre; ora il problema riguarda anche le bambine di 6 anni che dichiarano di non essere soddisfatte del proprio aspetto fisico e di voler essere più magre. L’età di insorgenza dell’anoressia si abbassa progressivamente e oggi riguarda sempre più spesso bambine di 8-10 anni che già ambiscono al fascino delle forme esteriori. Il nostro è un mondo in velocissima evoluzione e se non troviamo il modo di offrire ai giovani dei modelli alternativi, rischiamo di ritrovarci con generazioni di ragazze il cui unico e più alto obiettivo sarà quello di essere o diventare belle e magre.

Rincorriamo la bellezza passando ore in palestra e seguendo diete ferree. Il rischio è che un corpo bello fino alla perfezione possa diventare un contenitore vuoto. La cura eccessiva del corpo può diventare un’ossessione che ci occupa la maggior parte del tempo e dei pensieri. In alcuni casi può limitare i rapporti interpersonali, riducendo le occasioni di incontro. In altri casi è un modo per sentirci più sicuri e sperare che le persone si soffermino solo sul nostro aspetto esteriore senza entrare troppo in profondità, dove potrebbero scoprire vecchie sofferenze e insicurezze. Se non abbiamo abbastanza fiducia nella possibilità di essere amati così come siamo, possiamo credere che lo saremo solo diventando belli. Una qualsiasi nostra imperfezione fisica potrà risvegliare la nostra paura di essere abbandonati per non essere perfetti. Ci si ammala di perfezionismo e questo ci rende potenzialmente sempre frustrati e insicuri.

La bellezza è percepibile con gli occhi e risponde a canoni oggettivi, ma una bellezza solo esteriore senza fascino è come un bel manichino in una costosa boutique. Se guardiamo oltre la bellezza, scopriamo il fascino della personalità che rende ognuno di noi unico. Il fascino porta in sé tutta la forza dell’irrazionale e della magia che sconvolge i canoni di valutazione oggettiva e arriva non solo agli occhi ma al cuore e alla mente. E’ la personalità che costruisce il fascino di una persona; l’intelligenza e la sicurezza di sé che si manifestano con i gesti, gli sguardi, le parole e i sorrisi; la capacità di comprendere gli altri, di mettersi in discussione, di ascoltare e arricchire l’esperienza altrui. Una persona affascinante è una persona sicura di sé, delle sue capacità e della sua bellezza sia esteriore sia interiore. Il fascino è anche mistero. Oggi prediligiamo la bellezza esposta e in alcuni casi ostentata che non lascia spazio all’immaginazione. Le civiltà orientali in qualche misura hanno conservato il valore del fascino e includono questo aspetto nei loro canoni estetici. L’aspetto positivo è che non essendo una dote oggettiva, come la bellezza, tutti possono acquisirla. Il segreto è occuparci della nostra interiorità, conoscere e valorizzare le nostre risorse, arricchirci di esperienze costruttive e migliorare la nostra autostima. Sentirci sicuri di poter piacere ci aiuta a diventare più “belli” pur nella consapevolezza di non essere perfetti. L’allegria, la simpatia, la leggerezza ci rendono affascinanti e il fascino cancella i nostri limiti fisici.

L’obiettivo è piacere a noi stessi. Quando amiamo qualcuno, impariamo ad apprezzare anche i suoi difetti. E’ così che dovrebbe essere anche per noi stessi. Dovremmo imparare ad amare il nostro naso non proprio alla francese, il nostro sorriso non proprio perfetto e le nostre maniglie dell’amore, perché fanno parte di noi e ci caratterizzano. D’altra parte,

il nostro corpo è la prima cosa che mostriamo di noi e se c’è qualcosa che proprio non ci piace, allora va bene anche cercare di cambiarlo. Se un naso importante ci mette a disagio tra la gente, rendendoci impacciati e poco seducenti, ridurre il problema può significare ritrovare sicurezza nelle nostre possibilità di piacere agli altri.

Una canzone di Carmen Consoli recita: “certe volte l’importante è vedersi più belli quanto basta per sentire che il mondo è vicino e non è perfetto”. Per me significa che quando attraversiamo periodi difficili e di cambiamento è importante continuare a volersi bene, a voler bene sia il nostro corpo sia la nostra anima per sentirci più in pace con noi stessi e con il mondo.

 

Il ritratto di Dorian Gray, eccellente capolavoro di Oscar Wilde, è una vera e propria celebrazione del culto della bellezza. Dorian è un ragazzo particolarmente bello, il quale viene dipinto in un quadro dal pittore Basil. Nello studio del pittore incontra Lord Wotton il quale gli dice:

“Avete un volto meraviglioso, signor Gray […]. E la bellezza […] è una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole, o come la primavera, o il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia d’argento che chiamano luna. Su di essa non si può discutere: ha un diritto divino alla sovranità, rende principi coloro che la possiedono. Sorridete? Non sorriderete quando l’avrete perduta […]. Per me la bellezza è la meraviglia sovrana. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze […] Sì, signor Gray, gli dei sono stati benigni con voi, ma gli dei non indugiano a riprendersi quello che danno. Avete solo pochi anni per vivere realmente, perfettamente e pienamente. Quando la gioventù vi abbandonerà, la bellezza si affretterà a seguirla, e allora vi accorgerete a un tratto che non vi sono più trionfi per voi o dovrete contentarvi di quei mediocri trionfi che il ricordo del vostro passato renderà amari più che disfatte […]”.

Dorian esprime il desiderio che il dipinto possa portare al suo posto i segni del passare del tempo, in modo che la sua bellezza si possa mantenere per sempre intatta. Il suo desiderio si realizza, ma Dorian, dedito esclusivamente all’esteriorità, compie nequizie d’ogni genere, culminanti nell’omicidio del pittore Basil. Non sopportando più di scorgere nel quadro il ghigno maligno della sua dissolutezza, decide di disfarsene e pugnala la tela, cadendo a terra morto. Distruggendo il quadro, Dorian pone fine all’altra parte inseparabile di sé, e quindi anche alla sua stessa vita, ricongiungendosi con la sua anima abietta e maligna.

La moda: una risorsa o un limite?

La moda, o costume, nasce solo in parte per la necessità di coprirsi. Fin dai tempi più antichi, l'abito assunse anche precise funzioni sociali, allo scopo di definire i ruoli, le mansioni e le classi sociali di appartenenza di ciascuno. Ad esempio, nel Settecento in Francia si affermò l’uso delle parrucche, che divennero indispensabili e caratterizzanti dell’abbigliamento dei nobili.

Ancora oggi l’abito svolge numerose funzioni sociali. Nelle popolazioni tribali, come i Masai e i Turkana, popoli Keniani, gli individui vengono divisi in classi di età e ad ogni età corrisponde un costume caratteristico assegnato dopo una cerimonia che ne decreta l’inizio. In questo modo ogni appartenente alla società può comunicare, senza possibilità di fraintendimenti, la sua classe di età e lo status sociale. Il popolo Himba, che vive nella Namibia settentrionale, fin dalla tenera età adorna il corpo e cinge il collo con grosse collane, ma solo dopo la nascita del primo figlio, le donne possono adornare il petto con una conchiglia proveniente dalle coste dell'Angola (ohumba), inequivocabile segno della propria fertilità.

Nelle società occidentali non abbiamo segni estetici specifici per indicare la classe di età a cui apparteniamo, ma il modo di vestire è ugualmente importante per la comunicazione. Quante volte ad un primo appuntamento o per un colloquio di lavoro ci siamo chiesti: ”cosa indosso?” E quante volte ci siamo detti:” oggi mi vesto di nero…rispecchia il mio umore..!”. L’aspetto esteriore è il nostro primo biglietto da visita. Con l’abbigliamento e con la cura del corpo possiamo comunicare aspetti del nostro carattere o dissimularne degli altri. Il detto “l’abito non fa il monaco” sta a significare proprio la possibilità di dissimulare aspetti della nostra personalità per inventarne o sottolinearne altri.

La comunicazione non verbale riveste un ruolo fondamentale nella nostra vita sociale e il modo di presentarsi e di vestirsi certamente è il primo aspetto con il quale comunichiamo qualcosa di noi. Un abbigliamento trasgressivo può significare lo sprezzo delle regole o la voglia di ribellione, un abbigliamento classico che si è più legati alle tradizioni e uno trasandato comunica un millantato o reale disinteresse per l’estetica.

Prima della rivoluzione francese i sarti confezionavano abiti su misura disegnati e voluti dal committente, è dal XIX secolo che i sarti diventano stilisti, cioè confezionano degli abiti in base alla loro creatività. Dal quel momento in poi, il rapporto tra sarto e cliente si capovolse e quest’ultimo indossava abiti non più ideati da lui ma dallo stilista. Potremmo chiederci, a questo punto, come si concilia l’espressione della nostra personalità attraverso lo stile personale e l’essere sempre alla moda seguendo l’estro degli stilisti. Certamente ciascuno di noi interpreta e sceglie tra quello che la moda ci propone, ma possiamo aggiungere che al bisogno dell’uomo di sentirsi apprezzato e ammirato nella propria originalità, si aggiunge quello di sentirsi accettato e parte di un gruppo. Questo bisogno si esprime soprattutto nell’adolescenza, una fascia d’età durante la quale il progressivo distacco dalla famiglia rende necessario il sentirsi parte di un gruppo esterno ad essa. L’appartenenza al gruppo può esprimersi attraverso il modo di vestire e la scelta comune degli ornamenti. Alcune gang degli Stati Uniti si spingono fino a farsi tatuare il simbolo dell’appartenenza al gruppo per dimostrare fedeltà incondizionata in cambio di affiliazione e protezione. Gli adolescenti tendono ad uniformarsi anche nel modo di vestire per sentirsi parte del gruppo, se si vestissero in modo troppo differente comunicherebbero al primo sguardo la loro “estraneità”. Con l’ingresso nella vita adulta questo bisogno di appartenenza va scemando e negli individui cresce il bisogno e il desiderio affermare la propria identità, di differenziarsi dagli altri e di sentirsi unici. La moda allora diventa un modo per sentirsi belli e affascinanti e per comunicare lo status sociale. Infatti, nonostante gli abiti firmati siano diventati più accessibili alle tasche di tutti, certamente un orologio costoso o un abito di alta moda comunicano l’appartenenza ad uno status sociale elevato.

Ma allora seguire la moda ci rende più belli e affascinanti o tutti uguali? In altre parole è una risorsa o un limite? Credo che sia possibile trovare un compromesso ed esprimere la propria personalità interpretando la moda dei grandi stilisti per sentirsi sempre affascinanti e a proprio agio.