21 ottobre 2016 - Trasmissione "MATTINA 9" su Canale 9.

Si parla di Bullismo e CyberBullismo

Quando e perchè chiedere aiuto

ciao

In alcuni momenti ci si sente bloccati, incapaci di smuovere una situazione che ci rende confusi e sofferenti.
A volte abbiamo la sensazione che gli altri o il caso abbia deciso per noi e che quindi niente può essere cambiato.
L'unica soluzione è la rassegnazione. Si creerà in questo modo un equilibrio precario che o durerà a lungo creando in noi una situazione di disagio psicologico persistente e cronicizzato, o esploderà in situazioni problematiche e sintomatiche più gravi.
E' a questo punto che molti corrono ai ripari e cercano un aiuto professionale, ma è certamente più difficile e doloroso intervenire su una situazione cronicizzata, piuttosto che su una situazione di disagio iniziata da poco.
Impegnarsi per se stessi, per vivere pienamente la propria esistenza è una scelta, e bisogna tener presente che tutti i disagi psicologici possono essere risolti o alleviati.
Agire con scelte e decisioni più coerenti con le nostre emozioni e con i nostri bisogni più autentici è la strada per concretizzare il nostro benessere.

I luoghi comuni sulla psicologia

Attorno al mondo della psicologia ruotano numerosissime false credenze e luoghi comuni che di certo non vanno nell’interesse né dei possibili fruitori della psicologia e né dei professionisti psicologi.
Una delle cose che più spesso mi sono sentita dire quando ero una studentessa di psicologia è: “adesso devo stare attento a quello che dico altrimenti mi psicanalizzi!”. Voglio pensare che alcune di queste persone stessero scherzando utilizzando un luogo comune, ma la cosa più inquietante è che alcuni, invece di dichiarare questo loro pensiero, lo agivano allontanandosi senza proferire più parola!


Un’altra cosa che mi capita spesso è che le persone mi chiedano il perché dei comportamenti di persone magari passate alla cronaca per atti delittuosi. La scena è questa: il telegiornale annuncia la notizia che un tizio (ad esempio) ha ucciso il vicino di casa. Subito scatta la domanda: tu che sei psicologa che ne pensi? Perché questo tizio ha ucciso il vicino? E alla mia risposta: “ non lo so” vengo accusata di incompetenza! Questo è dovuto alla credenza che uno psicologo sappia capire a prima vista (o anche senza mai incontrarle) le persone  e che quindi il semplice ascoltare una notizia al telegiornale possa essere per lo psicologo sufficiente a fare una diagnosi. Allo stesso modo mi è capitato di ricevere pazienti che dopo i primi 5 minuti di colloquio di conoscenza, dopo avermi esposto il problema, partono con il domandone: perché secondo lei? E restano inevitabilmente delusi quando rispondo loro che ci vorrà quantomeno il tempo di un primo colloquio per capirlo!


E’ chiaro che questo danneggia la professione e non è un danno solo per lo psicologo ma anche per quanti vorrebbero un aiuto psicologico ma restando delusi nelle loro aspettative, cambiano continuamente professionista alla ricerca di quello che risolverà il loro problema con la sola imposizione delle mani e così facendo non riceveranno mai l’aiuto giusto per loro.
Dovrebbe passare il messaggio che lo psicologo non è un mago, ma un professionista che ha gli strumenti per aiutare e guidare chi vive un momento di difficoltà psicologica. Pretenderemmo da un medico che ci faccia una diagnosi in 5 minuti senza dargli qualche informazione? In genere il medico chiede delle informazioni, si interessa dei sintomi, fa domande e prescrive accertamenti diagnostici che possano aiutarlo a comprendere il problema. Per lo psicologo è lo stesso, cambiano solo gli strumenti: lo strumento principe è il colloquio; il professionista psicologo ha bisogno di raccogliere informazioni circa i comportamenti della persona che ha davanti, ha bisogno di fare delle domande specifiche per avvalorare o confutare le ipotesi che man mano va costruendo, ha bisogno di riflettere sul caso e sul problema portato per guidare al meglio la persona che lo richiede verso la risoluzione dei suoi problemi.


Ho scelto il termine “guidare” per introdurre un altro luogo comune della psicologia: lo psicologo ti fa il lavaggio del cervello e ti dice cosa devi fare. Ad alcuni questo spaventa (giustamente) altri invece vorrebbero che lo psicologo gli dicesse quello che devono fare e restano delusi alla risposta: è lei che deve scegliere cosa fare, io la aiuterò a prendere una decisione riflettendo insieme su quello che ciascuna scelta possibile comporta e sui motivi psicologici di ciascuna scelta. Lo scopo della psicoterapia è proprio di dare maggiore libertà di scelta a chi ne usufruisce.


Direi che il principe dei luoghi comuni è che per andare dallo psicologo bisogna essere pazzi. Tanto che risulta quasi offensivo consigliare ad un amico di rivolgersi ad uno psicologo dal momento che si teme la classica risposta: “perché dovrei andarci non sono mica pazzo!”.
Se per pazzo si intende una persona affetta da schizofrenia, questo tipo di paziente non è quello di cui si occupa uno psicologo nel suo studio. Si tratta, infatti, di una malattia mentale che necessita anche di cure farmacologiche e per tanto sarà necessario l’intervento di uno psichiatra che, in quanto medico, ha la conoscenza adeguata e la facoltà di prescrivere farmaci. Lo psicologo, laureato in psicologia, non può prescriverli.
Quindi dallo psicologo non ci vanno i “pazzi” ma persone che vivono un malessere psicologico. In genere per questo pregiudizio molti si precludono la possibilità di rivolgersi ad uno psicologo peggiorando la propria condizione e chi ci va tiene la cosa nascosta, come se prendersi cura di sé, ammettere di avere un problema e impegnarsi per risolverlo sia una cosa di cui vergognarsi. Se ci dessimo la possibilità di confrontarci con gli altri su questo punto scopriremmo che molti dei nostri amici e conoscenti sono ricorsi all’aiuto di uno psicologo.

Siamo tutti un po’ psicologi. A volte capita di sentire anche questo, oppure: che vai a fare da uno psicologo se hai tanti amici con cui parlare o i tuoi familiari che ti vogliono tanto bene…? E’ senz’altro vero che il confronto con una persona amica o anche con un conoscente può aiutarci a mettere ordine nei pensieri e a trovare una soluzione alle nostre difficoltà, ma dipende dall’ordine del problema, se siamo indecisi sul menù del giorno o sul ristorante da frequentare possono essere consigli innocenti che non fanno danni e anche di una certa utilità, ma se si tratta di un problema relazionale o di un sintomo psicologico, il consiglio del vicino di casa o del parrucchiere può essere devastante e peggiorare la situazione. Sentirsi dire che non è niente di importante, che con l’aiuto delle persone care si risolverà, che un amico saprà indirizzarti nel modo giusto, nasce dalla idea sbagliata che lo psicologo dà consigli e allora è più economico rivolgersi all’amico.


Un’altra idea sbagliata è che le psicoterapie sono lunghissime, che si sa quando si inizia e non si sa quando si finisce. I tempi dipendono da diversi fattori quali il problema presentato, la motivazione e l’impegno del paziente, l’approccio seguito dal terapeuta, ma non sono interminabili. Tranne la psicoanalisi classica, che dura molti anni, le psicoterapie in generale sono molto più contenute nel tempo e hanno come obiettivo la risoluzione del problema.


E’ chiaro che questi luoghi comuni rendono ancora più difficile rivolgersi ad uno psicologo e limitano le possibilità di essere aiutati.